Luke's profileC'è chi ha le ali, e chi...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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C'è chi ha le ali, e chi sa volare.E c’è chi se le strappa, e chi cade da una scogliera.
Poetry time,episode LVIII.[...]
(è sempre notte al grand cafè)
Sbuffi di cotone verso il cielo di cartapesta
la puntina salta e colora l'aria di polvere
il vecchio sfondo abitato dai ragni
ripete immagini di un treno stanco
il peso lento di chi cadde all'indietro
dalla montagna da cui giurò di non scendere
siede adesso tra questi sedili
cinerei spettatori ben accomodati
si godono la muffa del soffitto
© L.B. .idevoig 03
Caro diario, vorrei esprimerti le sensazioni che ho provato nel dipartimento di matematica, l’altro giorno. Si tratta di un edificio nel secondo distretto, un po' nascosto dietro altri più affollati. E’ abbastanza grande, ma i numerosi corridoi bassi, le fitte arterie di scale e le sue divisioni lo rendono un attraente labirinto. Lenta scorreva l’adrenalina nel sangue, ed ogni passo era mosso dall’istinto d’esplorazione. Sentivo un piacere strano, un piacere dal sapore sconosciuto tra le braccia amorevoli di un gigante, che dolcemente cullava i miei reconditi sogni. Tutto li è semplice: due tavolinetti e una caffettiera fanno un bar, un banco e una finestra sono un’aula di studio, qualche sedia tra scaffali fa una biblioteca, piccoli fogli sulla bacheca fanno una segreteria. Una struttura pulsante che respira serenamente appartata per non distrarsi dalla sua passione. Un’unica moltitudine silenziosa che replica intimità nell’atmosfera. Percepire la sua anima è una sensazione primordiale. Né la mia incapacità, né la bravura del più grande scrittore di tutti i tempi possono comunicare il suo fascino. Può farlo solo il cuore, quando batte tra quelle spoglie ed accoglienti mura. Poetry time,episode LVII.
Coerente.
Una vita non è un dramma. Osservando le giovani menti dal possesso materiale un dubbio atroce dovremmo aver estirpato: è randagio educare. Onorato cane, turbato da quanto pieno ossimoro è stato versato, riconosci un povero che dei latrati eventi della Gomorra dovrebbe essere sporco? ~ Questa poesia era già scritta in maniera frammentaria in un articolo di giornale che parlava di assassini preoccupati per le macchie di sangue sulle loro costose calzature. Adesso è nella sua forma infinitamente originale e di squisita sensibilità, benché incompresa dal volgo. .ozram 91
Caro diario, ti scrivo per confessarti qualche mio pensiero. Riguarda il posto in cui vivo, la società, come la chiamano. Tutti quanti parlano di un malessere generale sbucato all’improvviso, come un grande demone che sale per la seconda volta al nostro mondo. Ci sono due tipologie di persone a riguardo: chi sta illusoriamente bene, e chi sta veramente male. Alla prima appartengono coloro che detengono potere, e alla seconda chi non ne detiene affatto. Mi sono accorto che questa democratica moderatezza è un profondo estremismo, e che crisi altro non è che un termine per indicare le crepe ingigantite tra le geometrie delle nostre ormai scadenti architetture. Si propongono soluzioni statiche: chi sta illusoriamente bene sorride e si basa su serie di conti e numeri, chi sta veramente male sopporta e spera. Entrambe le fazioni, freddamente ostili tra loro, s’addossano pilastri di sabbia eretti con lacrime adesso quasi asciutte. E tutte le conseguenze, di cui siamo quotidianamente informati, non bastano a rendergliene coscienza. Il nostro è un tricolore di spargimenti di sangue, camice di forza e denaro bruciato. Ma siamo sull’orlo di un qualcosa più grande, e volano nell’aria vari sentori. Uno di questi è quello dei boccioli di un nuovo mondo.
Come farli sbocciare? Il colore sospetto dell’ultimo cielo.
Bossoli di ricordi tra le fauci della mente mastica mastica e perderai ogni dente con labbra d’argento si presentò alla festa la sua voce ancora danza nella mia testa
stuzzicava un istinto irrefrenabile eravamo tutti nel suo gioco e alla preda più improbabile diede tanti baci di fuoco
guardavamo in disparte chi baciava la morte nei nostri occhi non c’era niente ~ Dei cuori svuotati neanche l’eco. Involutus.
Lo stereotipo è uno strumento potentissimo ed onnipresente. Per quanto originali tentiamo di essere, finiamo sempre nella variante di uno stereotipo più grande. Lo stesso fuggire gli stereotipi è uno stereotipo, e l'uomo nella sua finitezza continua ad usare gesti, espressioni e identità infinitamente uguali, replicandosi nello scorrere della sua essenza. Cerchiamo disperatamente una briciola che ci identifichi in una diversità assoluta da ogni cosa, eppure c'è sempre una piccola somiglianza con qualcos'altro. E allora se non possiamo avere l'originalità , scegliamo di averne l'illusione. Senza renderci conto di finire tra gli ingranaggi di un altro, ennesimo, stereotipo. Il tentativo di distruggerli è un vano stereotipo, la concezione di un mondo senza stereotipi è uno stereotipo a sua volta. Perché invece non lasciare questo mucchio di rifiuti gettati a caso in quel che è il suo ordine più bello , e dominarlo ? Coloro che si liberano dagli stereotipi per vestirsi di stereotipi, hanno le chiavi di volta del mondo.
0101.Rintocchi di campane sotto la coda del cane. Quanto è stato bello il primo giorno, di pioggia...L'uomo ha festeggiato ancora lo scorrere delle sue illusioni. Oggi guardo a tutto ciò con un sorriso, perchè del resto ne ha bisogno. Senza le sue cattedrali di fumo , i suoi sogni non salirebbero al cielo. E lui non esisterebbe. In un mondo che non ammette società l'uomo ribelle morirebbe perchè non può più ribellarsi, mentre l'uomo sociale morirebbe nel tentativo di costruirne una. Due principali direzioni opposte che partono dallo stesso punto e vogliono arrivare allo stesso punto. L'uomo cerca se stesso senza trovarsi mai. Sebbene ne sia conscio, lo farà fin quando esiste. Il suo problema è che può spiegarsi, ma non può capirsi. Cammina nei suoi labirinti con una mappa della perdizione. Ho fatto la banale scoperta che la via oscura è sbagliata. Ma lo è anche quella lucifera. Perchè angelo o demonio, ho comunque un paio d'ali. Il sorriso aspetta l'albeggio del silenzio mia la sconfitta ma a ridere non sono loro Ben vengano le legioni di cadaveri decomposti, la fine della fine che verrà e tutto quel che inizia dopo. Perchè io ho dato tutto me stesso, ed ho perso tutto. E solo così avrò l'opportunità non di avere qualcosa, ma di essere qualcuno. Peace.La pace è un flusso dal cuore di un uomo
La pace è un uomo, il cui respiro è l'alba La pace è l'alba di un giorno senza fine La pace è la fine, come la morte della guerra Peace: An end, Peter Sinfield.
Lark's mirrors.Quando Bernard lo accompagnò alla macchina, Paul disse con molta malinconia:" L'orso si sbaglia e gli imagologi hanno ragione. L'uomo non è che la propria immagine. I filosofi possono dirci che è indifferente ciò che il mondo pensa di noi, che solo ciò che siamo ha valore. Ma i filosofi non capiscono niente. Finchè viviamo con la gente siamo soltanto ciò che la gente ci considera. Pensare a come ci vedono gli altri e fare di tutto per rendere la nostra immagine più simpatica possibile viene considerato una specie di finzione o di comportamento sleale. Ma fra il mio io e quello degli altri esiste forse un qualche contatto diretto senza la mediazione degli occhi? E' mai pensabile l'amore senza l'angoscioso inseguimento della propria immagine nella mente della persona amata? Nell'attimo in cui non ci interessa più come ci vede la persona che amiamo, abbiamo cessato di amarla".
"E' vero" disse Bernard con voce afflitta.
E' un'ingenua illusione pensare che la nostra immagine sia solo un'apparenza, dietro la quale è nascosto il nostro io come unica, vera essenza, indipendentemente dagli occhi del mondo. Gli imagologi, con tutto il loro radicale cinismo, hanno scoperto che è proprio il contrario: il nostro io è pura apparenza, inafferrabile, indescrivibile, nebulosa, mentre l'unica realtà, fin troppo facilmente afferrabile e descrivibile, è la nostra immagine agli occhi degli altri. E il peggio è che tu non ne sei padrone. All'inizio cerchi di dipingerla tu stesso, poi vuoi almeno influenzarla e controllarla, ma invano: basta una sola formula maligna e sei trasformato per sempre in una pietosa caricatura".
[...]
L'immortalità, pp.144-145, Milan Kundera.
~
Continuo ad essere il simpatico alleato dei miei becchini.
Ma è solo un modo con cui fregarmene di loro.
Poetry time,episode LVI.pongo crisantemi
sulle lapidi del tuo corpo e prego in silenzio l'anima tua di bruciare in eterno oh liquide fiamme
che leccano via il mero manto finalmente mostrano un fresco odor di vecchio ~
8
Fastelli di fieno che tremuli fumate
forse state fumando il tabacco del suo cuore
scriveva Jaromil, e si immaginava un corpo di ragazza sepolto in un campo.
La morte appariva assai spesso nelle sue poesie. Ma la mamma si sbagliava (era sempre la prima lettrice di tutti i suoi versi) quando attribuiva il fatto alla precoce maturità del figlio, affascinato dal tragico della vita.
La morte di cui scriveva Jaromil aveva poco in comune con la morte reale. La morte diventa reale quando comincia a penetrare nell'uomo attraverso l'invecchiamento. Per Jaromil era infinitamente lontana; era astratta: per lui essa non era una realtà, ma un sogno.
Ma che cosa cercava in quel sogno?
Cercava l'immensità. La sua vita era disperatamente piccola; tutto ciò che lo circondava era ordinario e grigio. E la morte è assoluta; non la si può dividere, sminuzzare.
La presenza di una ragazza era una cosa da nulla (qualche carezza e molte parole insignificanti), ma la sua assenza totale era grandiosa; nell'immaginare una ragazza sepolta in un campo scoprì subitamente la nobiltà del dolore e la grandezza dell'amore.
Ma nei suoi sogni di morte non cercava solo l'assoluto, cercava anche la felicità.
Sognava di un corpo che si dissolve lentamente nella terra e gli sembrava che fosse uno splendido atto d'amore durante il quale il corpo, lungamente e voluttuosamente, si trasforma in terra.
Il mondo lo feriva senza tregua; arrossiva davanti alle donne, si vergognava, dappertutto non vedeva che irrisione. Nel suo sogno di morte c'era il silenzio, una vita lenta, muta e felice. Si, la morte di Jaromil era una morte vissuta: somigliava stranamente al periodo in cui l'uomo non ha bisogno di entrare nel mondo perchè è lui stesso un mondo e sopra di lui si inarca, come una tenera volta, la parete interna del ventre materno.
In questa morte, simile a un'eterna felicità, desiderava essere fuso alla donna amata. In una sua poesia gli amanti si stringevano fino a penetrare l'uno nell'altra e a formare un unico essere che, incapace di muoversi, lentamente si mutava in un minerale e durava in eterno, non assoggettato al tempo.
Altre volte si immaginava due amanti che restavano così a lungo uno accanto all'altra da coprirsi di muschio e divenire essi stessi muschio; poi il piede di qualcuno per caso li calpestava ed essi (perchè il muschio fioriva proprio allora) si libravano in volo nello spazio, inesprimibilmente felici, come solo il volo può essere felice.
La vita è altrove ,pp.127-129, Milan Kundera.
Poetry time,episode LV.La retta celeste.
marcia di sogni che vien da lontano
indelebili bimbi si tengono per mano fianco a fianco sorreggono l'un l'altro un paradiso di luci danzano nel cobalto dall'alto vibrando immensi cori d'incanto
afferrano gli uomini in un pugno di vento se scintillano gli occhi tendono la mano a marciare con loro ad andare lontano ~
Cosa rimane se si abbassa la testa?
Un paio di piedi.
Starless.dei loro volti sorridenti
vedo già i teschi marcire tra le fauci della terra ~
Quando si uccidono grandi sogni
scorre molto sangue
Ho ricordato un frammento della grande cometa che vidi squarciare il cielo.
Al caro prezzo di avere gli occhi bruciati.
.erbmevon 5Caro diario, oggi ti scrivo perchè voglio raccontarti una piccola storia.
Mi è stata raccontata da lui molto tempo fa, un attimo prima di non vederlo più.
C'era una volta un gatto che viveva attraverso il tempo, morendo e rinascendo. Era stato allevato da generazioni e generazioni di uomini, ma verso di loro non provava che indifferenza. Poi, un giorno d'autunno, incontrò una bella gatta bianca e se ne innamorò. Insieme a lei il tempo scorreva veloce, e mai la sua ripetività fu così bella. Vissero felici e contenti fin quando lei, anziana e fragile, morì. Lui la pianse un milione di volte, prima di morire.
Non rinacque più.
Io vivevo in un sogno dal quale non riuscivo a destarmi, poi ho improvvisamente aperto gli occhi.
Non l'ho fatto per provare a me stesso di essere vivo.
L'ho fatto per desiderare di richiuderli, e per sempre.
I sogni sono l'unica realtà. Principe (di) nessuno.I nostri più cari ricordi sono l'aria di qualcun'altro
ho barattato il mio cuore con un soffio di sabbia
sento il ruggito di quei vecchi leoni dello spazio
non posso rispondere al loro cielo di stelle morte
Neanche le tenebre sono così oscure come l'adesso.
Ed io ho paura, ho paura del buio. Chiudo gli occhi su un altro mondo.Chiudo gli occhi su un altro mondo
sapore di sangue nella mia bocca ancora
è inutile cercare riparo
in questi deserti di polvere da sparo Chi tentò di seppelire tutti i miei demoni scavando una profonda fossa fini col perderci anche le ossa di notte sento quei martiri
urlare nei miei incubi e l'alba è uno strascico di sogno è l'evadere il bisogno di fuggire dalla morsa del ragno La luna tagliata da un'illusione eco di un ideale alieno inneggia sospiri nei cuori di chi vuol credere ad un mondo a cui non appartiene Ho visto mille uomini cercar di risolvere i nostri oblii tutti cadutici dentro quando finirono schiacciati sotto i loro abomini di notte sento quei martiri
urlare nei miei incubi scappare è questo che uccide ma la morte da sola decide chi muore davvero ~
"Zono i polli ghe hanno le ali; zono i cufi che hanno le ali; e il demonio le ha; e il gran tiafolo. Ma non l'anghelo, e io zono l'Anghelo tel Pizzarro."
L'Angelo del Bizzarro, Edgar Allan Poe
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Le figure eloquenti che aiutano il mio ego ad esprimersi e a migliorarsi.
La mia top 10.
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